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DIO E' NELLO
SGABUZZINO  

un percorso di studio rivoluzionario / a cura di Riccardo Festa*

* #whyNOT percorsi di ricerca e formazione a partecipazione gratuita in collaborazione con gli artisti

Questo non è un workshop. Non un laboratorio. È il tentativo di inaugurare uno spazio condiviso, quasi fisico, un atelier di ricerca in cui muovere assieme passi attorno ad un principio di osservazione e condivisione.

RIVOLUZIONE. Una parola. Ma cosa significa?

La vogliamo, la cerchiamo, ma cosa davvero cerchiamo e vogliamo?

Ho sentito forte la necessità di chiarire il significato di questa parola, fermarci e studiare. L’unico modo che conosco per attraversare un concetto, decostruirlo, toccarne un nucleo (se esiste), è la pratica performativa: una ricerca scenica che sia il più possibile aperta, condivisa, rizomatica.

L’osservazione delle caratteristiche del sistema patriarcale-capitalistico che ci circonda, delle dinamiche sociali, esistenziali e temporali che ha inaugurato, porta fatalmente in primo piano la pressione che questo imprime sul ritmo di vita di ciascuno di noi, prescindendo da razza, genere, età, professione, credo religioso.

Tutto è frenetico, funzionale, volto a finalità concrete, produttive, economiche.

In DIO E’ NELLO SGABUZZINO partiamo proprio dal voler sovvertire questo ragionamento.

Agamben, parlando di Kafka, dice che il genio dello scrittore praghese è stato quello di collocare Dio in uno sgabuzzino, di farne un passacarte dimenticato in un sottoscala polveroso. E di aver poi abbandonato ogni tentativo di giustificare il bene e il male in termini metafisici, per concentrarsi sulla vergogna. Ma non per eliminarla o liberarsene, no: per liberarla. Liberare la vergogna, renderla uno statuto, la condizione di possibilità dell’essere uomini; accoglierla, dunque, e riconoscerla.

Vogliamo prenderci e regalare un tempo diverso, sospeso, improduttivo per capire se questo gesto rivoluzionario sia possibile. Per cercare il sommo passacarte in ogni edificio dimenticato dalle burocrazie e chiedergli il nostro fascicolo e leggerlo con lui e ridere insieme della vergogna che ci sopravvive

Prenderci questo tempo. E domandarci se questo non possa diventare al tempo stesso obiettivo e strumento della rivoluzione contro il sistema.

Che l’oggetto della rivoluzione sia anche la sua forma?

NON cercheremo di lavorare per portare in scena uno spettacolo.

Per questo proponiamo un lavoro che parta dall’idea di non sentir l’obbligo di dover produrre, non uno spettacolo, non un oggetto valutabile, mercificabile, vendibile, bensì un evento, un incidente, che tragga la sua inattualità da un processo performativo aperto e condiviso, che sia uno strumento innanzitutto di indagine e di condivisione di questa indagine.

Dunque, riassumendo, un tempo di lavoro al quale partecipare gratuitamente, senza la necessità di dover produrre un rislultato. Un tempo preso per studiare, approfondire un concetto, aprendolo attraverso la pratica teatrale, l’idea della restituzione performativa.

L’obbiettivo di questo percorso è quello di portare i performer stessi e gli eventuali spettatori a riflettere sulle possibilità aperte da una ricerca dalla natura performativa, sulle potenzialità gioiose dell’incontro e della condivisione in uno spazio pubblico riscattato dalla scadenza temporale di matrice capitalistica, ovvero sull’occasione di partecipare alla costruzione di un nuovo rituale collettivo.

Ai partecipanti sarà richiesto di inviare delle proposte sul concetto di rivoluzione (letture, immagini, musiche, video, esperienze personali, storie di fantasia, etc).

Durante il periodo di lavoro, documenteremo le attività e collezioneremo alcune parole-chiave sul tema, al fine di sviluppare una sorta di “vocabolario partecipato” in formato video

CHI E' RICCARDO FESTA?

Nato a Orzinuovi (BS) nel 1975. Regista e drammaturgo. scrive e dirige “AMELETO DEI PORSELLI”, vicitore della menzione speciale al premio Oltrepaola 2014,  “L’ERA DEI PESCI”, vincitore della menzione speciale a Nuove sensibilità 2008 Nel 2011 vince il primo premio al Fantasio Piccoli Premio Internazionale di Regia con il progetto TELL – THE STORY. Nel 2012 cura l’adattamento teatrale, dirige e interpreta “I QUINDICIMILA PASSI”, con Daniele Roccato, tratto dall'omonimo romanzo di Vitaliano Trevisan. Recita nello spettacolo “CAPPUCCETTO ROSSO” , di J. Pommerat, per la regia di Sandro Mabellini,

Nel 2015 comincia la collaborazione con Matteo Angius e porta alla realizzazione di diversi spettacoli e performance, quali: O DELLA NOSTALGIA, prodotto da E45 – Fringe Festival Napoli e Accademia degli Artefatti, OPERA SENTIMENTALE, vincitore del bando NDN 2017, NON SIAMO USCITI VIVI DAGLI ANNI ’80, ERASMEGIDIO

Nel 2015 scrive e dirige, “LEONARDDICAPRIO TUTTOATTACCATO” in stagione al Teatro dell’Orologio, Roma.

Nel 2016 , per la regia di Lorenzo D’amico, interpreta Gower nel PERICLE PRINCIPE DI TIRO. È nela cast della produzione di ACCADEMIA PERDUTA/ROMAGNA TEATRI di VALENTINA E I GIGANTI di Sandro Mabellini. Collabora con la FURA DELS BAUS per l’allestimento della performance FREE BACH 212 all’interno del festival QUARTIERI DELL’ARTE. È nel cast di TRAINSPOTTING per la regia di Sandro Mabellini, prodotto da INTERCITY e QUARTIERI DELL’ ARTE.

Dal 2010 al 2014 ha collaborato con Radio Rai, realizzando diversi programmi, sia come autore che conduttore. Sempre per radio Rai Internazionale e Isoradio ha scritto e interpretato il radiodramma UNESTATE. Nel 2017 e nel 2018 come regista video, ha scritto e diretto i due cortometraggi “Sulla Soglia” e “Di Api E Di Caos”, attualmente presentati in vari festival nazionali ed internazionali.