
progetto presentato in collaborazione con
30 gennaio | dalle h 20

Di e con: Angela Dionisia Severino
Dj set e Fonica: Ila Bertazzi
Composizioni musicali: Anaïs Leduc
Consulenza alla drammaturgia: Domenico Ingenito
Costumi: Andrea Iacomino
Disegno luci: Lud Sciannamblo
Produzione esecutiva: Collettivo EFFE
Progetto nutrito durante la residenza collettiva CuginÉ™ a cura di Collettivo EFFE
TIKOTÁ è una giovane donna di un quartiere popolare.
TIKOTÁ è una crasi di mondi: Tiktok, Takatà e Tigotà.
TIKOTÁ fa l’estetista.
Si sposta – con valigette e borsoni - per fare manicure, pedicure, massaggi curativi, trattamenti linfodrenanti e anticellulite. E, per lavoro, entra in connessione con altre donne, con altre soggettività femminili che, nel tempo dell’asciugatura di uno smalto, si raccontano. Così TIKOTÁ si prende cura delle mani e dell’anima, dell’idratazione della pelle e dello spirito, di coprire le imperfezioni e scoprire le oppressioni. Ma che succede se un giorno TIKOTÁ rompe il silenzio e dà voce a tutte le violenze che vivono lei e le sue clienti? Che succede se, un giorno, la limetta per le unghie diventa un’arma e il casco da parrucchiere diventa un casco antisommossa? Che succede se, un giorno, TIKOTÁ gira la lampada al neon che utilizza per le cerette e la punta verso di sé, diventando la paladina delle oppressioni di genere, di quella violenza sottile e sistemica che pervade la sua vita e quelle delle sue clienti?
Di e con Bianca Casari
Musiche di LAMAKKINA
Con il supporto di Alice Sanguinetti, Pablo Tapia-Leyton
Sto pensando alle anguille nasce da un fatto, poi da un’idea.
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In una sera di novembre del 2022 scopro, da un fun fact di un mio amico, che “tutte le anguille del mondo nascono e muoiono in un unico punto”.
Questa informazione mi colpisce, ci penso, ci ripenso, decido di studiare. Passo un anno della mia vita a pensare più alle anguille che a me, mi fa troppa paura pensare a me.
Chissà se le anguille sanno dove vanno o se anche loro, come noi, si sentono perse nel mondo.
Sto pensando alle anguille è una ricerca performativa che indaga il concetto di essere umano e di essere anguilla che si mescolano per creare un arco narrativo portato avanti da testi, proiezioni, e movimenti corporei.


di Carlo Marongiu
con Carlo Marongiu e Martina Di Russo
Nell’estate del 2021, Carlo è nel suo prime. Lavora in un centro estivo ed si sente vivo, non come ora che è un disperato.
Un qualunque giorno di luglio, succede la cosa: Martina fa apparizione nel centro estivo e cominciano a lanciarsi sguardi, azzardano piccole conversazioni. Da lì il passo è breve, tutto diventa un piano inclinato che può solo portare a innamorarsi.
E questo succede.
Si innamorano. Per una settimana. Poi Martina se ne va.
Ma torna, vero?
31 gennaio | dalle h 20
Di Matteo Di Somma
Con Matteo Di Somma, Violetta Ghersina
Progetto musicale a cura di Violetta Ghersina
con il sostegno di Profeti in Patria 2024/2025,
progetto di SCARTI Centro di Produzione Teatrale d'Innovazione della Liguria
Elegia di un cinghiale ferito è un monologo intimo e crudele, che ricostruisce la relazione tra un adolescente e un uomo adulto. Un primo amore segnato da potere, manipolazione e ambiguità.
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A distanza di dieci anni, Matteo Di Somma cerca di dare forma al dolore e interrogarsi sul confine tra desiderio e violenza, tra memoria e trauma.
Il racconto si snoda tra parola, musica e video, in un viaggio visionario tra un sentiero nel bosco, un biglietto del cinema, un disco dei Marlene Kuntz e un water come luogo d’attesa.
I frammenti di vita si ricompongono in un’elegia spietata e poetica, dove l’ironia si mescola al dramma. Una lente ingrandita sul passato che, nonostante il tempo, continua a pulsare.


Di e con Christian Gallucci
Gravità è una “stand-up conference”, letteralmente una conferenza sul mettersi in piedi e sulla sfida che ogni giorno poniamo a questa forza tremenda che ci spinge a terra ma che allo stesso tempo rende equilibrate le cose dell’universo.
Che che cosa accadrebbe se smettessimo di contrastare la gravità? Questa domanda è il punto di partenza di un’indagine sul fallimento e su quanto questo impatti sulla salute mentale all’interno di una società – la nostra – votata al progresso e all’iperproduzione di contenuti.
L’idea è quella di uno spettacolo delicatamente interattivo, dove l’obiettivo finale sarà quello di condurre il pubblico nel movimento, portandolo a comprendere il principio della gravità con il proprio corpo e i propri sensi: una danza collettiva e liberatoria, infine.​
di Maria Vittoria Perillo e Michele Scarcella
Certo, voler migliorare sé stessi è lodevole, ma la spinta al cambiamento nasce davvero da noi? Puntiamo tutti alla nostra valorizzazione, vorremmo tutti spiccare tra la folla, essere riconosciuti come capaci, essere visti e accettati. Noi stessi siamo la nostra merce, noi siamo “il nostro brand”. Quello che mostriamo e che siamo, nella vita quotidiana e soprattutto sui social, è sotto gli occhi di tutti. Per questo sembra che, per sopravvivere a questa continua osservazione esterna, ci siamo creati delle regole non scritte su come vivere al meglio, cosa è meglio fare, dire, postare.
Lo spettacolo vuole essere un momento di divertente riflessione, un ridicolo punto di vista sul nostro angosciante e schizofrenico modo di vivere. Siamo pieni di domande, pochissime risposte e la maggior parte sbagliate, meglio chiedere ad altri. E lo abbiamo fatto. Dopo esserci confrontati tra di noi su “Come essere una persona migliore” abbiamo chiesto a delle ignare persone per strada. Quante cose è necessario fare, saper fare o essere per considerarsi “migliori”? Quante lingue devi conoscere? Con che voto devi diplomarti? Devi laurearti? In che facoltà? Quanto devo guadagnare? Quanto spazio libero alla settimana devo avere? Per fare cosa? Allenarmi? Accrescere la mia cultura? Entrambi? Entrambi.

1 febbraio | dalle h 18
di e con Francesco Ribaud
Due righe.
Sono molto affezionato al progetto “Il Mangianastri”, perché riesce a portare in scena la mia idea fisica di “cassetti dei ricordi” (stavolta “cassette”), attraverso l’artificio di un mangianastri.
Così facendo riesco a materializzare e dossierare, i ricordi e la mente di un mio ipotetico coetaneo, usando il pretesto dell’elaborazione di un tradimento come rampa di lancio per altri ragionamenti, dal senso del presente, alle dinamiche di coppia, a tutti quei pensieri che non solo scopri che esistono (e contano), ma puoi addirittura parlarne, anche se (o proprio perché) non sai esattamente di cosa parli.
L’idea, il gioco del Mangianastri, è nato principalmente dalla mia effettiva paura di dimenticare, e dalla quantità di fogli stampati zeppi di pensieri e considerazioni che mi porto dietro.
Il progetto mi ha poi preso a tal punto da quando ho iniziato a lavorarci, da aver accumulato moltissimo nuovo materiale in merito.


di e con Giovanni Conti e Stefano Poeta
“Sfantasia” è un progetto sull’inibizione infantile - la repressione della spinta creativa, della voglia di esprimersi facendo casino tipica dei bambini, in favore di un’ordinata e sistematica struttura del “si fa così”.
Con “Sfantasia” vogliamo fare casino, essere maleducati ed esprimerci liberamente, dicendo tutto quello che avremmo voluto dire sui banchi di scuola, facendo tutto quello che
avremmo voluto fare andando contro il mondo degli adulti che vede nel bambino un guscio
vuoto che va riempito con i soliti insegnamenti.
Attraverso scene “drammaturgicamente tradizionali”, ma anche momenti di coinvolgimento del pubblico, vogliamo spingere il pubblico a ridiventare quel bambino maleducato e disordinato che gli veniva rimproverato di essere.
