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27|28|29 gennaio

SCICCHERIE

studi | presentazioni | anteprime

progetto presentato in collaborazione con

“Tutti messi in fila” è un elaborato che nasce dall’incontro con Liv Ferracchiati all’interno del suo laboratorio di scrittura “Mi fa male l’autofiction”. È un discorso sul lutto, su come cambia le nostre vite. Quanto spazio occupa? Quanto ne lascia per continuare a vivere? Sembra quasi che si impossessi della nostra identità, delle nostre azioni, dei nostri pensieri. Sembra che muoia dalla voglia di identificarsi nella nostra interezza. Ha sete di riconoscimento il lutto, vuole la sua fetta. Mi chiedo quanto costi dargliela.
Il testo al momento si presenta in forma di monologo: un flusso di coscienza che usa lo svisceramento dei ricordi legati alla morte come “sputtanamento” del personaggio.
Perché Otto, il nostro protagonista, ora vuole dire tutto e non lasciare più niente indietro. È una ricerca di compassione la sua che non viene mai soddisfatta. Perché nel momento in cui li racconta ad alta voce quei ricordi, quei lutti, quei pensieri cinici e crudeli, diventano insignificanti. Perdono della potenza drammatica che lo hanno spinto fino al punto di dirli. Come se, senza volerlo, si stesse addentrando nel territorio dell’accettazione.
È qui che Otto si paralizza, terrorizzato dall’idea di perdere il lutto che ha identificato tutta la sua vita adulta. È qui che il monologo cerca la sua apertura ad una nuova figura che, forse, entrerà in gioco e, attraverso l’eros e una spinta famelica verso la vita, proporrà ad Otto una nuova strada da percorrere, qualcosa in cui identificarsi ancora.

di e con Yuri Casagrande Conti

con la collaborazione di Claudia Marsicano

27 gennaio | dalle h 20.30

YURI CASAGRANDE CONTI

Tutti messi in fila

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AYROLDI | GAMBINO

Io mi ricordo quando

Una drammaturgia nata da un flusso di ricordi autobiografici legati alla figura paterna in cui
due voci, due memorie si incontrano, si intrecciano, si scontrano e si allontanano, creando una nuova realtà che li accomuna. Siamo partiti dall’idea di ricreare in uno spazio scenico un concerto, precisamente un concerto rock come unica forma performativa all’altezza di raccontare questi ricordi, ma con lo svolgersi del lavoro il tutto si è sviluppato in un concerto misero, senza strumenti ad eccezione del microfono, unico tramite con il quale “l’attore-tubo”, connotazione presa in prestito da Valère Novarina, può trangugiare le sue parole, espellendole attraverso il “corpo-cavo”.
In una società contemporanea a carattere patriarcale, Nicolò ha vissuto in una famiglia dove la figura del padre-lavoratore è venuto a mancare nei momenti più importanti per poter “mandare avanti la famiglia”; mentre Samuele, ha vissuto nel trauma della separazione una mancanza altra, un allontanamento aggressivo e contrario al suo volere.
Come ci cambiano i nostri ricordi? Quali sono i momenti che ci hanno forgiato e dato un carattere che ancora oggi ci permette di vivere, o meglio sopravvivere?
Il Ricordare inteso come accordare, mettere nelle corde. Ricordi che più si raccontano e più perdono il loro significato. Abbiamo instaurato un rapporto con la parola che inevitabilmente è andata a toccare corde volgari, affidando al nostro dialetto, il mezzo per raccontare il nostro delirio.

di e con Nicolò Ayroldi e Samuele Gambino

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LORENZO CIAMBRELLI

Gam

28 gennaio | dalle h 20.30

(Gam dal thailandese significa karma o maledizione)
Un personaggio senza un nome, senza un corpo, torna a vivere dall’altra parte del mondo, in un luogo dove ha trascorso del tempo da piccolo.
Dal 1994 arriviamo d’improvviso nel presente, nel 2022. In una cantina a Roma. Il tempo è ancora rotto, apparentemente inarrestabile. Fuori c’è il sole, c’è la pace 
apparente ma la guerra è sia dentro che fuori di lui. Così attraverso foto e oggetti accatastati, il protagonista torna con la memoria alla sua infanzia, in quel paese, la Thailandia, in cui ha vissuto attimi ed incontri divenuti fondamentali per la sua esistenza. Tra questi l’incontro con un bambino (Zeck) con cui per gioco era andato a caccia di fantasmi nella campagna thailandese.
Uscendo da quella cantina la sua mente e il suo corpo cominciano a sfaldarsi sempre di piú. Non riesce a vivere nel presente e un qualcosa di pericoloso sembra impossessarsi di lui. La vita gli sfugge di mano, pensa agli amici che hanno lasciato la città in cui vive, si sente in un limbo dal quale vorrebbe uscire.
Tra una giornata storta e l’altra, inizia ad avere un incubo ricorrente in cui guida un motorino e ha un incidente mortale subito prima di svegliarsi. Ogni notte.
Qualche giorno dopo, suo fratello, dalla Thailandia, lo informa che Zeck è morto.

E in un incidente in motorino.

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di e con Lorenzo Ciambrelli,
attrice e sound designer: Eleonora Pace
dramaturg e regia: Giacomo De Cataldo

LAURA GIANNATIEMPO

HTLR

on stage Laura Giannatiempo ed Iva Stanisic

per Compagnia Piano13

HTLR nel suo bunker, prepara l’ultimo discorso al mondo, ignaro di cosa ci sia fuori. Quanto tempo è passato non saprebbe dirlo, il mordente ideologico è scomparso privo di contesto, quello che rimane è la profonda crisi esistenziale di un fallimento.
La routine, fatta di yoga e vitamine, prima di dedicarsi al nuovo discorso che sta scrivendo, si mescola al desiderio di rivalsa incarnato dal sogno di diventare un influencer. Nella solitudine solo internet lo collega al mondo e con l’aiuto delle telecamere di sicurezza inizia a registrare video virali per il web. Dirige cast immaginari, interpreta tutte le scene della sua infanzia, canzoni di Freddy Mercury si mescolano a pomeriggi passati a scrivere bandi cui inscrivere il proprio discorso e così via. Risveglio dopo risveglio, le vitamine diventano antidepressivi, lo yoga alcool, la vestaglia di seta la tuta acetata, sprofonda in una crisi di identità che lo porterà al suicidio... o forse è solo l’ennesima finzione? Emblema del 900, omosessuale represso, artista fallito, dittatore sanguinario e vegetariano, simbolo della rivinciata del nerd, Hitler a nudo, diventa trans, ipercontemporaneo, autosegregato e 
perennemente sorvegliato da telecamere che diventano mezzo di riscatto personale, l’unico metro di giudizio, inquietante rappresentazione dell’Artista contemporaneo. I monologhi affidati alle musiciste che li performano ora in chiave trap ora in chiave retrò new wave, con tracce appositamente composte per lo spettacolo attraverso processi di improvvisazione con gli attori, sono il vero spettacolo on stage, a cui un Hitler no gender, insicuro e depresso fa da perenne controscena alla ricerca di un riscatto medianico a tu per tu con le telecamere in una capsula nel nero, in cui ad una mattina ne segue sempre un'altra.

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29 gennaio | dalle h 19.00

REBECCA RIGHETTI

Cade la neve / figurati io

di e con Rebecca Righetti
aiuto regia Val Wandja

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Parte tutto da una vignetta dell’illustratore statunitense Justin McGuire, recante la scritta “If I don’t turn it into a joke it will destroy me” (Se non ci scherzo sopra mi distruggerà).
Parlare di ciò che ci fa stare male è sempre difficile, e a volte l’unico modo in cui si riesce a farlo è scherzandoci sopra. Mettere un filtro comico che renda più sopportabile il dolore.

“Cade la neve figurati io” è la storia di una persona che non ce l’ha fatta.
Oggi Rebecca compie venticinque anni: un’età bruttissima. È l’ultimo anno in cui può pagare biglietti ridotti e avere sconti quando viaggia.  Crescere era molto meglio quand’era bambina, c’era più spensieratezza e le feste erano più belle.
Ogni anno Rebecca fa una lista per il giorno del suo compleanno: dalle quattro canzoni perfette per piangere ai quattro panini che preferisce. 
Il giorno del suo 24esimo compleanno decide di uscire dalla bolla di scuse e paure che si è costruita e si pone un obiettivo: quattro cose da fare entro i venticinque anni. Prendere la patente, laurearsi, andare a vivere da sola, fare una capriola. Se ci riescono tutti perché lei no? Le ferite emotive che accumuliamo nel corso della nostra vita ci influenzano, ma possono davvero bloccarci del tutto? E cosa si nasconde dietro ad una paura irrazionale?
Scherzare sul nostro malessere può alleggerirlo, ma è una soluzione momentanea. E a volte piangerci su fa bene.

CECILIA BERTOZZI/ FEDERICO CICINELLI/ MARIA SGRO

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Esistono quelle volte in cui è un oggetto a scegliere te.

Appare e tutto cambia. E’ un piccolo diario ad irrompere nelle nostre vite, lo ha trovato Cecilia sotto la ruota di un cassonetto. E’ scritto a mano con l’inchiostro blu, assemblato tagliando a mano fogli a quadretti tutti della stessa misura rilegati insieme con cura. Appartiene a Silvia, una signora che, dagli indizi disseminati tra le pagine, sembra avere intorno ai quaranta/cinquant’anni. Il diario contiene la testimonianza, giorno per giorno, dell’estate di vacanze di Silvia, le cui parole sono destinate all’amica Enrichetta, che la aspetta a casa e riceverà il diario.
Arrivati a tre quarti di diario appare una rivelazione sconvolgente; Silvia scrive dal 1989.
La sua è l’estate che precede la caduta del muro di Berlino, che segue il massacro di piazza Tienanmen, e che accompagna la sonda Voyager 2 fino a lambire l’orbita di Nettuno a 1,4 miliardi di chilometri dalla terra, l’estate in cui in ogni lido d’Italia suona Ti lascerò di Fausto Leali e Anna Oxa, vincitori quell’anno del Festival di Sanremo.
Leggere Silvia è spassoso ed emozionante; tra punte di trash invidiabili e confidenze malinconiche di una donna di mezza età insoddisfatta della sua vita, scopriamo del suo passato da pianista e di un amore profondo finito troppo presto, leggiamo che andrà in palestra non appena tornata dalle vacanze così durante le feste di natale potrà mangiare tutto quello che vorrà. E’ ormai più di un anno che il diario è comparso e noi tre abbiamo passato il nostro tempo a setacciarne ogni angolo, a fare congetture e dietrologie su Silvia e la sua vita, come se il compulsivo confronto con il diario potesse risolvere i nodi delle nostre vite. Come se una vita potesse trovare le risposte che la vita non riesce a trovare. Il nostro interesse da questo momento in poi è di bucare il diario, ferirlo, infilarci nelle sue crepe, nei sui bug narrativi alla ricerca di quello che di arcano, violento, nascosto – in una parola reale – potrebbe contenere. Come detective corriamo alla ricerca degli abissi di Silvia – sempre più uniti a doppio filo con i nostri, in un meccanismo di piccolo che riflette grande.

Un progetto di e con

Federico Cicinelli, Cecilia Bertozzi e Maria Sgro

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LORENZO GUERRIERI

Esercizi di resurrezione

Niente, è andata così, Lorenzo non ce l'ha fatta. Un giorno si è risvegliato nel suo letto completamente putrefatto. Sarà che ha trent'anni e la plasticità neuronale ormai è andata scemando, sarà che vive una vita emotiva di precariato e una vita lavorativa di dipendenza affettiva, saranno l'ansia, lo stress, la sua scarsa capacità auto-imprenditoriale, o magari soltanto una dieta sbagliata, fatto sta che Lorenzo si è svegliato decomposto e ora gli tocca vivere in un corpo totalmente ossificato, perché di lui non rimane che uno scheletro. 
Lorenzo si ritrova così a marcire chiuso tra le quattro mura della propria casa, incontrando il mondo sui social e discutendo con i propri demoni interiori su come affrontare la nuova mortifera condizione. Ma nessuna risorsa interiore è in grado di aiutarlo, perché anche il suo stesso subconscio è ormai diventato un grande social network di mostri e apparizioni gotiche che lo invitano puntualmente alla positività, al sorriso, all'ottimismo incondizionato.
Impossibile trovare lo spazio, dentro o fuori di sé, per un po' di sana disperazione, impossibile coltivare la propria malinconia. Bisogna darsi da fare.
Ma se nel mondo tutti ci fossimo svegliati putrefatti e facessimo soltanto finta di niente, tutti soli e chiusi nel privato? Se fosse giunta l'ora di portare i nostri cadaveri in strada e insorgere in un'alba di morti viventi?

La malinconia è, oggi, completamente censurata, rimossa. La depressione è una colpa individuale che ci marchia a fuoco. La tristezza è fuori moda, è un peccato mortale per cui meritiamo l'esilio e la scomunica sociale. I pessimisti cosmici portano sfiga.
Dalla disperazione può ancora nascere un briciolo di resistenza? 

Un progetto di e con

Lorenzo Guerrieri

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