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UNA COSA ENORME

Fabiana Iacozzilli

Quando inizio a lavorare a un nuovo progetto penso a Paul Haggis quando dice “So di avere una storia quando c'è una domanda a cui non è facile dare risposta”. Le domande che mi muovono e intorno alle quali mi interrogo sono: “perché ho così tanta paura di mettere al mondo un figlio?”, “perché ho così tanta paura di dire che non voglio mettere al mondo un figlio?” e “perché oggi mi devo vergognare se sono una donna senza figli, abbassare lo sguardo se non sono genitrice?” E così in un’età ormai avanzata, mentre le domande che mi pongo sono queste, mi ritrovo a constatare che mia madre ottantaduenne, così vicina alla sua dipartita e nel pieno di una demenza senile avanzata, ha un’incontinenza urinaria importante e mentre mi domando quando e come potrò riuscire a metterle il pannolone comprendo che ho comunque un ruolo di genitrice da assolvere. Quella spinta tristemente umana che ci porta ad essere genitori dei nostri genitori. Ci sono dunque due me in questo progetto: la prima che ha il terrore di avere figli o di non averli. La seconda che diventa, per uno spietato gioco dello stare al mondo, genitrice di sua madre morente. CrAnPi Associazione – Via Nomentana 435, 00162 Roma c.f. 978416305810 p.i. 13345501004 cell. 347 8312141 – 338 4349819 e-mail. spettacoli@cranpi.com www.cranpi.com Sheila Heti nel suo saggio intimo Maternità si pone incessantemente la domanda “Dovrei fare un figlio?” e in un gioco feroce di autoanalisi e messa in discussione di sé cerca ossessivamente di ponderare la scelta fino ad arrivare a una frase che ha illuminato e spinto anche la mia ricerca artistica sul tema: ”se voglio figli o meno è un segreto che nascondo a me stessa: è il più grande segreto che nascondo a me stessa”. Il campo d’indagine di questo mio progetto ha a che fare con il tema della censura, o meglio dell’autocensura. Censura vista come censura psichica, come un processo di autoinganno censorio, in quanto ancora oggi un individuo di genere femminile non può dire apertamente che non vuole figli, che questa faccenda in fondo non lo riguarda e, a volte, non riesce a dirlo in prima istanza neanche a se stesso. Perché è vero quello che scriveva Boerne "la censura dei governi è meno aggressiva della censura che l'opinione pubblica esercita sulle opere del nostro spirito e che il nostro spirito esercita poi su di sé". Orna Donath, autrice del libro Regretting Motherhood ha raccolto storie di madri pentite, di madri che non possono dire apertamente di essersi pentite. Portano dentro un segreto inconfessabile, una sensazione di colpa, frustrazione, vergogna, rimpianto. Non vorrebbero mai essere diventate madri ma sanno che se confidassero il loro sentimento, la società le umilierebbe. Alle basi della storia della maternità c’è un fatto apparentemente semplice: tutti gli esseri umani di questo pianeta sono stati partoriti da una femmina ma, nessuna donna femmina, è nata madre. Charlotte, madre di due figli, uno tra i 10 e i 15 e uno tra i 15 e i 20 anni dice: “Vede è complicato, perché mi pento di essere una madre, ma non mi pento di loro, di chi sono, della loro personalità. Io queste persone le amo. Sono pentita di avere avuto dei figli e di essere diventata mamma, però amo i miei figli. Ecco, sì, è una cosa che no si può spiegare. Perché se fossi pentita allora vorrei che non esistessero. Ma io mica vorrei che non esistessero, semplicemente non vorrei essere madre.” Questo spettacolo risponde a un bisogno puramente egoistico di fare luce, costantemente in bilico tra il desiderio e il rifiuto di procreare. Nel costruirlo mi sto nutrendo di Sheila Heti, di Orna Donath e degli incontri con fatti e storie di altre persone, persone che ho cercato ma che, il più delle volte, hanno cercato me.

Fabiana Iacozzilli

uno spettacolo di Fabiana Iacozzilli

 

con Marta Meneghetti, Roberto Montosi

scene Fiammetta Mandich

realizzazione body suit Makinarium (special – visual – effects)

luci Luigi Biondi, Francesca Zerilli

suono Hubert Westkemper

fonico Jacopo Ruben Dell’Abate

collaborazione artistica Lorenzo Letizia, Luca Lotano, Ramona Nardò

aiuto regia Francesco Meloni

assistente alla regia Cesare Santiago Del Beato assistente alla drammaturgia Carola Fasana

foto di scena Manuela Giusto

un ringraziamento a Giorgio Testa

 

produzione CrAnPi, La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello Centro di Produzione Teatrale, Fondazione Sipario ToscanaCentro di Produzione teatrale, Carrozzerie | n.o.t

 

con il contributo di Regione Lazio - Direzione Regionale Cultura e Politiche Giovanili – Area Spettacolo dal Vivo

 

con il sostegno di Teatro Biblioteca Quarticciolo, Periferie Artistiche Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio, Spazio Rossellini

con il supporto di Nuovo Cinema Palazzo, Labirion Officine Trasversali

 

si ringraziano Beatrice Fedi, Olga Galieri, Paola Sambo, Luana Provenziani, Gaia Clotilde Chernetich, Gianmarco Vettori, le donne del progetto Dentro la visione, gli artisti che hanno partecipato al laboratorio Labirion, le donne e gli uomini che abbiamo intervistato.

 

DEBUTTO: 21 settembre, Biennale Teatro 2020

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CHI E' FABIANA IACOZZILLI?

regista-drammaturga che porta avanti un lavoro di ricerca improntato sulla drammaturgia scenica e sulle potenzialità espressive della figura del performer collabora dal 2013 con CrAnPi e il Teatro Vascello di Roma e dal 2017 con Carrozzerie N.O.T. Nel 2002 si diploma come regista presso l’Accademia “Centro internazionale La Cometa” dove studia tra gli altri con N. Karpov, N. Zsvereva, A. Woodhouse. Dal 2003 al 2008 è regista assistente di P. Sepe e assitente di Luca Ronconi e nel 2008 fonda la compagnia Lafabbrica della quale diventa direttrice artistica. Nel 2011 viene selezionata per partecipare al DIRECTOR LAB, progetto internazionale organizzato dal LINCOLN CENTER (Metropolitan di New York). Dallo stesso anno diventa membro del LINCOLN CENTER DIRECTORS LAB. Tra i suoi spettacoli: “Aspettando Nil” con il quale vince l’Undergroundzero Festival di New York; “La trilogia dell’attesa” vincitrice del Play Festival (Atir e Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa); “Da soli non si è cattivi”. Tre atti unici dai racconti di T. Tomasulo e “La classe_un docupuppets per marionette e uomini” che vince il bando di residenze interregionali CURA 2018, debutta in prima nazionale a Romaueropa Festival 2018 e vince il Premio In-Box 2019, il Premio della Critica 2019 e ottiene quattro nomination UBU 2019: miglior spettacolo, migliore regia, miglior scenografia, miglior progetto sonoro (vinto da Hubert Westkemper).