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INGRESSO CON TESSERA ASSOCIATIVA

FRANCESCO VILLANO

EDEYEN

di Letizia Russo

Il nostro deserto è un posto innanzitutto fisico. E’ un dentro, familiare e sconosciuto, un luogo che accoglie e nutre conflitti, non connotato se non per quello che di fatto è. Un posto che è un qui, perché delimitato da una striscia gialla, come un campo da gioco di cui ancora non si conoscono le regole. Qui, dentro, pur accogliendo le metafore del testo, non ci si dimentica mai di dove realmente siamo. Un teatro che si riconosce tale, nelle sue specificità, come traduzione - e non illustrazione - della realtà. Una pratica che resetta ideologie sceniche per farsi invisibile conseguenza dell’atto performativo, ossia ludico-relazionale (tra gli attori, lo spazio e lo spettatore).

Questo è il linguaggio elementare che abbiamo adottato per parlare, con pudore, del tema dell’elaborazione dell’assenza, proposto dal testo di Letizia Russo.

 

In questo interregno, con codici ben definiti, possiamo permetterci di far scendere i nostri morti, veri o di fantasia, dalle spalle e farli accomodare in scena per distinguerli dall’irrelato, dai rituali quotidiani della rimozione (ospedali ecc.).

Qui possiamo rinvestirli di soggettività per creare senso. Possiamo consentirci in maniera consapevole, in comunione con gli spettatori, di lasciarli andare, e attrezzarci poi con una mappa al dolore della perdita.

 

Come attore prima e regista poi mi interessa solo creare il linguaggio più efficace per tradurre e articolare il progetto testuale in fatto scenico. Rendere analogicamente col gioco d’attore il senso nascosto sotto le parole del testo. Per capire ho bisogno di portare fuori, rendere atto, oggettivare. Per questo mi interessa un teatro reale (non realistico) che si muova, quindi, che cammini con me, per leggere la realtà. Un teatro che contenga, (de)limiti, e insieme mi spinga continuamente, con grazia e rigore, oltre la linea gialla.

 

Questa prima presentazione di materiali, si è nutrita di vari incontri fatti durante alcuni workshop di formazione tra Roma, Milano e Napoli.

A Carrozzerie Not, quest’estate abbiamo iniziato una residenza produttiva che ci ha permesso di avere un tempo/spazio interamente dedicato, e di arrivare con questo gruppo di attori al primo confronto col pubblico. Il lavoro quindi si è sviluppato poi naturalmente grazie all’unicità dei contributi delle persone coinvolte in quest’ultima fase: senza le quali, semplicemente, non sarebbe stato possibile.

 

F.V.

Mannaggia/

Dio ci ha puniti proprio tanto/ ti vedo sempre stanco / e la mattina negli occhi/ c’hai delle caccole enormi/ io lo capisco e lo posso anche sopportare/ quello che mi dispiace/ è che mi sembra che ti piace…

(Giovanni Truppi, Eva)

CHI E' FRANCESCO VILLANO?

Attore, performer, regista. Diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico di Roma, partecipa all'Ecole des Maitres, scuola internazionale di perfezionamento teatrale, guidato da Denis Marleau e Jan Fabre. Come attore lavora con: Antonio Latella, Giuliana Musso, Lisa Ferlazzo Natoli, Fabrizio Arcuri, Emma Dante, Davide Iodice, Carmelo Rifici, Serena Sinigaglia, Claudio Autelli, Pierpaolo Sepe, Luciano Colavero. Partecipa a progetti di teatro sociale con l'associazione Ygramul di Roma, e a performance multimediali con la Bauhaus di Dessau. Come performer collabora con la compagnia di teatro-danza Immobile Paziente di Roma. Con lo spettacolo Per Amleto, regia di Michelangelo Dalisi, vince il premio Dante Cappelletti. Nel 2010 fonda con lo stesso Dalisi e Marco Cacciola la compagnia InBalìa, con la quale realizza tre regie tratte da testi inediti di drammaturgia contemporanea: Piccoli Pezzi Poco Complessi di Magdalena Barile; Sonata per ragazza sola, omaggio a Irène Némirovskj, di Federica Bern, e A zonzo drammaturgia collettiva di InBalìa tratta da Tre uomini a zonzo, di Jerome K. Jerome. E' tuttora in tournée Genesiquattrouno, (di cui è interprete e regista insieme a Gaetano Bruno, anche autore) ultima creazione della compagnia