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cercando di scongiurare il peggio Carrozzerie | n.o.t

presenta

 

ANNA BASTI + CHIARA CAIMMI

Relax_nothing is under control (titolo provvisorio)

da un’idea di Anna Basti

elaborazione e ideazione Anna Basti e Chiara Caimmi

con Anna Basti e Chiara Caimmi

progetto coreografico Anna Basti

 

Il progetto parte da una riflessione sulla relazione tra l’individuo e i dispositivi di controllo. Dispositivo inteso come “qualunque cosa abbia in qualche modo la capacità di catturare, orientare, determinare, intercettare, modellare, controllare e assicurare i gesti, le condotte, le opinioni e i discorsi degli esseri viventi” (G. Agamben)

Due gli elementi cardine dello sviluppo drammaturgico: da un lato il corpo, le sue reazioni possibili all’azione ineludibile del dispositivo di controllo; dall’altro lato un contrappunto scenico fatto di un altrove visionario che oscilla tra il sogno e l’incubo.

Per trasporre nel corpo questa idea di dispositivo, il percorso di ricerca ha condotto le due autrici a cercare qualcosa che riuscisse a modificare gli atteggiamenti e i movimenti, senza essere evidente. Un ritmo del gesto non quotidiano, dei piccoli inciampi, sottili modifiche dell’incedere.

Il lavoro si è concentrato quindi sull'applicazione di magneti al neodimio in alcune parti precise del corpo per vedere come il corpo stesso reagisse.

Il movimento seppur volontario, viene compromesso da una forza esterna, quella magnetica, che si evidenzia man mano che il corpo viene costretto in uno spazio sempre minore.

Questo progetto è pensato per spazi teatrali non convenzionali, in cui la distanza performance/pubblico viene annullata e quest’ultimo è libero di muoversi in tutto lo spazio performativo.

FRANCESCA LOMBARDO

Error 500

idea/concept : Francesca Lombardo

coregia : Francesca Lombardo e Pablo Tapia

interpreti : Francesca lombardo e Pablo Tapia

tecnico-performer :Francesca Innocenzi

Al centro della ricerca di Francesca Lombardo c’è l’ Estetica dell’errore.

Un’estetica astratta dove la perdita d’informazione, la congelata incertezza, l’ironica rivincita della macchina (con l’imperscrutabile errore dietro di sé) congiurano nella creazione di una fragile bellezza.

Il Glitch, errore imprevedibile di un segnale elettronico, evolve nel mondo dell’arte come esplorazione di difetti di funzionamento, anomalie e distorsioni. In un momento in cui si tende verso il “segnale perfetto” soffermiamo la nostra attenzione su quell’aspetto di nostalgia e desiderio del passato in cui le cose erano imperfette. L’interesse verso l’errore umanizza la tecnologia e la rende in qualche modo imperfetta come ciascuno di noi. Distruggere e riassemblare per creare, disturbare e sovvertire la relazione fra utente e dispositivo tecnologico. L’errore diventa immagine e movimento, le anomalie del sistema vengono sfruttate in una visione artistica dall’indole sovversiva e al contempo entropica che sfrutta l’imprevisto e lo provoca. Come nella tecnologia anche nella danza si tende sempre più ad una perfezione, niente è casuale. Ma cosa succede se qualcosa rimane fuori controllo? Nell’imprevedibilità è possibile scontrarsi con un “dato di realtà” che può essere percepito come un inconveniente, una deviazione, un ostacolo. E se non fosse un inconveniente? In questo primo studio l'indagine volgerà proprio a ricercare una sorta di patto con la dimesione dell'errore; verranno ricreate le condizioni per cui il corpo, come un vecchio hardware, può essere, in qualsiasi momento, soggetto ad un glitch, un’interferenza non prevista trovando, quindi, il modo di convivere con queste imprevedibilità sfruttandole come un vantaggio vantaggio e lasciando che questo cambi in modo inaspettato lo spazio scenico. Il rischio diventa, quindi, una componente principale del procedere. I movimenti spogliati di ogni prevedibiltà, creano spazi e luoghi sconosciuti agli interpreti che inevitabilmente subiscono uno spaesamento e una deviazione: quell’incontro-scontro forse è la cosa più vicina ad un Glitch Umano ed è proprio quella frazione di secondi che racchiude il motore ricerca coregrafica di Error 500.

 

QUATTRO QUARTI

progetto e coreografia Chiara Monteforte

con Valia La Rocca, Cecilia Luberto, Chiara Monteforte

Tracce

Quattro Quarti è un gruppo di ricerca coreografica che nasce a Roma nel 2015 dall'incontro di quattro danzatrici provenienti da diversi percorsi artistici, con il desiderio comune di creare un linguaggio corporeo fortemente legato alla musica.

 

« […] oggi abbiamo tempo, non vi viene la mancanza, chiedo. Non sento la mancanza, dice, sento la presenza. Nei pensieri o quando canto, sento la presenza. Mi viene a trovare spesso.[...]Quando ti viene una nostalgia non è una mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia. Allora le volte che mi viene il pensiero di una mancanza la devo chiamare presenza? Giusto, così ad ogni mancanza le dai il benvenuto, le fai un’accoglienza ». (Erri De Luca, Montedidio)

 

Tracce è un racconto di ricordi che affiorano e vivono nel presente. Nel momento stesso in cui richiamiamo la memoria di qualcosa, di qualcuno, il presente si trasforma, come inondato da una nuova luce.

 

CI-KÓREA

AMARALADANZA

VALERIA LORPRIENO

Da consumarsi preferibilmente entro // Best before…

concept e coreografie: Valeria Loprieno

di e con: Valeria Loprieno | Lucrezia Micheli | Giovanna Rovedo

musiche: Giacomo Citro  suoni e video: Giacomo Citro

produzione: Cie Twain/Nuovi Autori con il Sostegno del MiBACT, OFFicinaTwaIN14/16_Regione Lazio

in residenza presso: Sala Bausch - Centro Arte e Cultura, Ladispoli

La scatola dell'arte, Roma

 

La scadenza è materiale ma anche biologica, affettiva, umana. Tutto può essere fragile, fuggevole, transitorio. Un indagine sul momentaneo, sul labile, sulla precarietà del possedere e dell’essere, un passaggio inevitabile dentro se stessi, fino ad arrivare ad interrogare la danza stessa, luogo dell’effimero per antonomasia che si consuma nel momento in cui si manifesta. Un’arte a breve scadenza la cui fragilità sta nella non ripetibilità, nella quasi impossibilità di codifica. L’unicità del gesto diventa la lente d’ingrandimento per questa indagine. Le peculiarità fisiche e dinamiche accentuano l’effimerità del movimento, da qui la volontà di lavorare con fisicità differenti ed energie contrastanti.

Tre donne diverse per età, corporatura, regione di appartenenza, esperienze emotive e fisiche conducono un viaggio all’insegna della diversità di interpretazione del movimento. All’interno di ogni singola azione è racchiuso un mondo e numerose informazioni dinamiche, muscolo/scheletriche, esperienziali, emotive. Tutte tese ad evidenziare la volatilità dell’arte danza.

LUOGOCOMUNE DANZA

interpreti: Silvia Franci, Maria Elena Curzi, Chiara Pacioni.

regia e coreografia: Luogocomune Danza

supervisione: Eva Grieco

audio editing: Michele e Davide D'Angelo

Selfie

La diffusissima e ormai onnipresente pratica del selfie è il tema della performance. Ci si interroga con semplicità sugli aspetti più evidenti del fenomeno: l'isolamento, l'esibizionismo, la necessità di approvazione, il narcisismo e l'alienazione. Si è scelto di affrontare questi aspetti con un registro lieve e ironico, caricaturale e umoristico, che  mantiene  da una  parte dei  chiari  riferimenti  alla  realtà, dall'altra  sfuma,  attraverso  giochi  ritmici  e

 

iconografici spiazzanti, verso un ambito di pura astrazione. Il selfie, autoscatto fotografico eseguito da un qualunque apparecchio digitale e principalmente finalizzato alla pubblicazione sui social network, offre spunti interessanti dal punto di vista coreografico. Il corpo è costretto a deformazioni e rigidità innaturali, il mettersi in posa obbliga a una più acuta e amplificata coscienza della propria immagine o di parti di essa. In scena le performer si muovono all'interno di uno spazio percepito come un set fotografico, di fronte agli obbiettivi o in attesa di esserlo. Affidandonsi a una gestualità quotidiana o costruendo figure stereotipate cercano di rimediare alla fragilità dovuta all'idea di essere costantemente esposte e catturate da immaginari scatti. Queste istantanee fittizie possono provenire dall'esterno, da parti del proprio corpo o da sezioni di corpi altrui, generando simultanee, automatiche e frammentarie esibizioni di sé. L'ossessionante e impudica sovraesposizione genera solitari e artificiosi paesaggi stramanente privi di contesto, in un'atmosfera tuttavia svagata, ironica in quanto deliberatamente frivola.  L'ananas: unico oggetto presente in scena, fa da feticcio, da simbolo decaduto e più o meno criptico, da scenografia mobile, da ironico rimando a uno stile di vita “drenante”, “salutare”, pseudo-tropicale, vacanziero e sciocco che è l'ambiente che ci sembra adatto alla nostra peculiare versione del concetto di selfie.