YURI CASAGRANDE CONTI
LETTERE DALL'ALDILÀ
20|21 novembre
h 21:00

Elio non sa piangere, non ci riesce proprio. Lui, che ha perso entrambi i genitori in un incidente stradale quando era poco più che adolescente, ora si trova spaesato di fronte alla fragilità. Eppure la sua condizione di orfano lo ha definito in tutto e per tutto: nelle sue relazioni, nelle passioni, nel confronto con l’altro. Fa il giornalista e, ironia della sorte, si occupa di necrologi. Eppure quando si ritrova tra le mani la possibilità di cambiare e tenere una rubrica tutta sua, tutto ciò di cui sembra riuscire a parlare è sempre la morte, il lutto. Solo che se vuole salvare la sua relazione con Arianna, stremata da una convivenza in cui il suo compagno non si lascia mai andare emotivamente, se vorrà risanare la sua amicizia con Vlad, giovane prete in crisi mistica a metà tra un amico e un confessore, insomma se vorrà salvarsi e non rimanere da solo con il suo lutto Elio dovrà cominciare ad aprirsi e trovare qualcosa di nuovo in cui identificarsi, diverso dalla morte. Qualcosa di vivo.
NOTE D'AUTORE
Qualche tempo fa mi è capitato di partecipare al funerale di un attore. Un suo amico salì al leggio per dire due parole in suo ricordo e per prima cosa disse: “gli attori sono gli unici che ad un funerale vorrebbero interpretare il morto”. Quella frase è restata con me per per parecchio tempo. Poi ho pensato: forse anche le persone che hanno perso qualcuno a volte… Ho pensato a chi non trova pace nel rimare qui, tra di noi, sapendo che qualcuno di caro che non c’è più. Che è stato lasciato indietro, che il mondo ha deciso di farne a meno. Ha continuato ad andare avanti il mondo e mentre quello va avanti loro, quasi per tentare di fermare quella corsa, di non lasciare indietro quell’amore, loro si fermano. Ecco, forse anche quelle persone, ho pensato, vorrebbero interpretare il morto ad un funerale. Starsene lì fermi, senza dover pensare di dover ripartire. Senza pensare a quanto sarà difficile tornare a muoversi da lì, ora che sono avvolti in una melma densa, traslucida e appiccicosa, che rende faticoso ogni movimento, fino a fargli pensare che forse, dopotutto, starsene fermi non è così male. Immobili, a interpretare un morto, insieme ai propri morti. Chissà se provandoci al massimo, con tutte le proprie forze, con tutta la propria capacità di immedesimarsi, come il migliore degli attori, chissà che non si riesca a sentirli più vicini i propri morti. Glielo auguro. Gli auguro di andare fino in fondo a questa cosa. Di arrivare fino al punto più protetto, al punto più sacro, quello che è lì da sempre. A quella piccola chiesetta di pietra, sepolta sotto l’enorme cattedrale di quello che vogliamo sembrare.
scritto e diretto da Yuri Casagrande Conti
con Salvatore Aronica, Yuri Casagrande Conti
e Francesca Ziggiotti
con la collaborazione artistica di
Daniele Turconi
luci di Andrea Violato
scenografia di Valeria Desa
musiche di Gianluigi Montagnaro
una produzione
Qui e Ora Teatro, TIB Teatro di Belluno
con il sostegno di Centro di Residenza della Toscana
(Armunia – CapoTrave/Kilowatt)
e Tuttoteatro.com
Vincitore del Premio
Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti 2024
Spettacolo selezionato per
Next – Laboratorio delle idee per la produzione
e programmazione dello spettacolo lombardo –
Edizione 2025/2026
CHI È YURI CASAGRANDE CONTI?
Frequenta la scuola di teatro Quelli di Grock formandosi come attore per poi continuare gli studi a Los Angeles. Ha collaborato come attore con MTM Teatro Litta di Milano, Teatro Bellini di Napoli, Vucciria Teatro, e Teatro Stabile dell’Umbria per citarne alcuni. Al cinema ha preso parte a film come “Duse” di Pietro Marcello, “Le ragazze non piangono” di Andrea Zuliani, “L’ultimo spegne la luce” di Tommaso Santambrogio e “L’assoluto presente” di Fabio Martina. Ha seguito laboratori con Danio Manfredini, Giuliana Musso, Fausto Russo Alesi, Roberto Latini, Liv Ferracchiati, Roberto Rustioni, Milena Costanzo, Silvia Gallerano, Alfonso Santagata, Filippo Timi, Ivana Chubbuck, Paolo Antonio Simioni. “Lettere dall’aldilà” è il suo primo testo teatrale, vincitore del premio Dante Cappelletti 2024. Come drammaturgo ha collaborato con Fabula Mundi per la piattaforma A-Broad di interconnessione tra drammaturghi europei.

