ANATOMIE

FABIANA IACOZZILLI

percorso dedicato alle più piccole distanze

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Alla base del lavoro teatrale per me c’è sempre l’azione.

Quando mi interrogo intorno a una scena, sia che mi stia occupando di recitazione, sia che mi stia arrovellando intorno a una messa in forma registica o drammaturgica, penso sempre in termini di azione scenica.

Azione intesa come la capacità di agire organicamente, o meglio, azione come spinta interna ed esterna a far succedere sempre qualcosa di vivo sulla scena.

Questa sarà una delle incandescenze che ci accompagnerà durante il nostro percorso: avere la forza e il coraggio di scatenare in scena qualcosa di così tanto vivo che abbia la potenza di far interrogare tutt_ intorno al dramma dello stare al mondo, o che, quanto meno, ci provi.

 

Il lavoro che propongo mette dunque al centro lo studio del testo e della drammaturgia scenica a partire dall’azione e dalla capacità di portare sempre un pezzo di vita sulla scena e, contemporaneamente, vuole porre l’accento sulla importanza dell’improvvisazione come strumento di studio dei personaggi, della dimensione spaziale della scena e, naturalmente, della  costruzione scenica.

Attraverso l’improvvisazione toccheremo un altro tema centrale per un attore: stare nel vuoto, essere e percepirsi nel vuoto per poi iniziare ad agire, attendere il momento in cui qualcosa di interessante inizia a manifestarsi, senza deciderlo prima. Lavoreremo quindi su improvvisazioni a due battute e  improvvisazioni sui temi centrali delle scene analizzate ( da Anton Checov, Joel Pommerat e Thornton Wilder), al fine di scoprire sul nostro corpo quale è il punto di sanguinamento della scena, quale il fiume carsico che attraversa la drammaturgia, quali il tempo e lo spazio propri di quella narrazione.

 

Punti fermi del lavoro saranno la fiducia nella relazione con l’altr_ e la capacità di reagire all’altr_, intendendo per altr_ tutto ciò che è altro: un altro individuo, lo spazio, il tempo, la musica, un oggetto, il rumore di una macchina che passa, la luce che filtra, lo sciacquone, una lacrima, il buio che a un certo punto arriva sempre.

TUTTI I MARTEDÌ

 dalle 20 alle 22:30

LEZIONE DI PROVA MARTEDÌ 27 sett.

dalle 20 alle 22:30

partecipazione da ottobre a maggio/giugno

quota mensile €70

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CHI E' FABIANA IACOZZILLI?

Sono una regista e una drammaturga. Porto avanti un lavoro di ricerca improntato sulla drammaturgia scenica, sulle potenzialità espressive della figura del performer e su un teatro dal forte impianto visivo. Il mio percorso artistico ha inizio con la regia dello spettacolo “Il lupo e i cinque capretti”. La favola ne aveva sette di capretti ma io avevo solo cinque compagne a disposizione per la messa in scena. Avevo otto anni e, in quella circostanza, ho capito che il teatro aveva a che fare con la libertà, l’invenzione, il coraggio e la gioia. La cosa mi ha entusiasmato.

Nel 2002 mi diplomo in regia presso il Centro Internazionale La Cometa di Roma e dal 2003 al 2008 sono regista assistente di Pierpaolo Sepe e assistente di Luca Ronconi negli spettacoli Il professor Bernhardi e Le rane. Dal 2011 sono membro del Lincoln Center Directors Lab (Metropolitan/New York).

Durante gli anni della formazione incontro Elisa Bongiovanni e Giada Parlanti e con loro do vita alla compagnia Lafabbrica, alla quale in seguito si uniranno anche Marta Meneghetti e Ramona Nardò. Abbiamo vissuto anni bellissimi, condividendo l’amore per il teatro dell’assurdo e la costruzione del testo a partire dall’improvvisazione.

Con la trilogia dell’attesa ci siamo imposte all’attenzione nazionale grazie anche ai numerosi riconoscimenti ricevuti tra cui il premio Play Festival 2013 (Atir e Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa) che ci ha portate a debuttare al Piccolo Teatro di Milano. Negli stessi anni Lafabbrica è diventata compagnia residente presso il Teatro Vascello di Roma, teatro con il quale collaboro ancora oggi. Incontro poi l’autrice Tiziana Tomasulo e con lei e gli attori de Lafabbrica lavoro al progetto Da soli non si è cattivi. 

Nel 2018 nasce “La classe un docupuppets per marionette e uomini”, premio Inbox 2019, premio ANCT 2019 e premio UBU 2019 per il miglior progetto sonoro. Questo spettacolo ha avuto una lunga, lunghissima gestazione, ha subito infiniti cambiamenti ed io con lui. Durante la sua lavorazione ho perso dei collaboratori preziosi ma ne ho incontrati degli altri, sono stata spericolata perché ho scelto di lavorare con il teatro di figura e ho avuto paura perché sono stata spericolata nello scegliere di lavorare con il teatro di figura. La cosa mi ha entusiasmato, ancora una volta.