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IL GALATEO

LEONARDO MANZAN

Educazione, buone maniere e altre cattive abitudini
 

Laboratorio per attori, attrici o aspiranti tali

che il teatro lo masticano a bocca aperta

TUTTI I GIOVEDÍ

 dalle 17 alle 19:30

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Non si poggiano i gomiti sul tavolo.

Non si parla con la bocca piena.
Non si indica con il dito.
Non si fa. Non si fa. Non si fa.

A forza di trascrivere divieti mi è venuto da sbadigliare. E non ho messo la mano davanti alla bocca.

Questo è il Galateo: la scuola delle buone maniere.

Questo laboratorio è dunque sconsigliato alle persone beneducate.

Questo è un laboratorio per chi il teatro lo mastica con la bocca aperta.

Il Galateo è uno di quei rari casi in cui l’opera ha divorato il proprio autore. Tutti sanno cos’è il Galateo, pochi lo hanno letto, quasi nessuno sa chi l’ha scritto. Per coerenza non ve lo dirò, se vi interessa davvero, googlate.

Prima di diventare un laboratorio di Carrozzerie N.o.t., il Galateo infatti era un libro. Un libro molto meno noioso della sua reputazione.

 

Spiega come mangiare, ridere e vestirsi; come starnutire, scherzare, e raccontare una storia; sconsiglia di sputare davanti agli altri e perfino di raccontare i propri sogni: i sogni interessano solo a chi li ha sognati.

Il Galateo cerca di rispondere a una domanda: come si sta con gli altri?

 

Come si prende la parola senza rubarla.
Come si occupa uno spazio senza invaderlo.
Come si ascolta.
Come si guarda.
Come si capisce quando è il momento di parlare e quando, finalmente, è il momento di stare zitti.

 

Il Galateo è un libro senza morale. Il suo oggetto è il culto dell’apparenza, l’esteriorità.

 

“Le azioni si devono fare non a proprio arbitrio, ma per il piacere di coloro con i quali si è in compagnia”, dice il Galateo.

Si può sorridere senza simpatia, chiedere scusa senza essere dispiaciuti, dire la cosa giusta senza pensarla. Si può, anzi, si deve.

Il Galateo è la scuola della finzione, della dissimulazione, dell’ipocrisia.

Il Galateo è una scuola di teatro, un insieme di regole per sopravvivere sul grande palcoscenico della società.

 

In questo laboratorio useremo divieti, formule di cortesia, rituali sociali, buone e cattive abitudini come materiale teatrale. Le osserviamo, le testiamo, le portiamo all’eccesso, le contraddiciamo. Proveremo a costruire personaggi impeccabili e persone intollerabili; cerimonie perfette che degenerano; corpi troppo educati e corpi che non riescono più a stare al proprio posto. Cercheremo le regole non scritte che governano una cena di famiglia, una chat, una platea, una generazione.

 

Il teatro ha bisogno di precisione, ascolto, misura.

Il teatro è una scuola di bon ton.

Ma quando funziona davvero, il teatro è anche profondamente maleducato.

Mette i gomiti sul tavolo.

Parla con la bocca piena.

Indica con il dito.

 

Disturba: dice ad alta voce quello che sarebbe molto più educato tacere.

INCONTRO DI PROVA

1 ottobre | h17

partecipazione da ottobre a maggio/giugno

quota mensile €70

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CHI E' LEONARDO MANZAN?

Leonardo Manzan, nato a Roma nel 1992, si diploma come attore alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Debutta come regista, autore e interprete con It’s App to You – o del solipsismo, spettacolo-videogioco sulla realtà virtuale, vincitore di numerosi premi, tra cui In-Box 2018. Nel 2018 si rivela tra i giovani talenti della Biennale Teatro di Venezia, vincendo il Biennale College Teatro – Registi under 30 con Cirano deve morire, riscrittura in versi rap del Cyrano de Bergerac di Rostand.

Invitato nuovamente alla Biennale nel 2020, presenta Glory Wall, dissacrante riflessione sulla censura, premiato come Miglior spettacolo della Biennale Teatro.

Negli anni si distingue per l’originalità e la cifra provocatoria dei suoi lavori, protagonisti di lunghe tournée in Italia e all’estero e ospitati in importanti festival internazionali, tra cui FIBA di Buenos Aires, Printemps des Comédiens di Montpellier, GIFT di Tbilisi e Noorderzon di Groningen. Nel 2024 debutta con Uno spettacolo di Leonardo Manzan, prodotto dal Teatro Vascello, in cui espone sé stesso come opera d’arte. Con Teatro Vascello, T.P.E. e LAC di Lugano firma poi una personale riscrittura del Faust di Goethe. Chiamato dal New Theatre di Tbilisi, riallestisce Cirano deve morire con un cast di attori georgiani. Nel suo ultimo lavoro, La Festa, coproduzione internazionale tra Teatro di Roma, New Theatre di Tbilisi, E.R.T. e T.P.E., porta in scena una supra, tradizionale festa georgiana, trasformandola in un banchetto teatrale a cui è invitato a prendere parte anche il pubblico. Conduce workshop, seminari e percorsi di formazione per alcune delle principali realtà teatrali italiane ed è docente all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.

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